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LE VENDITE ONLINE OCCASIONALI TRAMITE I MARKETPLACE: ASPETTI FISCALI

2021-12-23 20:50

Carmen Fantasia

Professionisti, Musicisti e lavoratori dello spettacolo, Home business, Privati senza p.iva, Artigiani, Commercianti, Regime forfettario, mercatini, creativi, hobbisti, ritenuta d'acconto, vendite occasionali, prestazioni occasionali, vendite occasionali online, vendite online abituali, mooza,

LE VENDITE ONLINE OCCASIONALI TRAMITE I MARKETPLACE: ASPETTI FISCALI

Tutte le regole per vendere on line le proprie creazioni in maniera occasionale

 

L’articolo che segue è dedicato a tutti coloro che di una passione vogliono farne un’attività abituale, ma anche a chi sente il bisogno di rilassarsi creando e sprigionando la propria fantasia. La vendita occasionale online dell’handmade oggi è diventata una modalità diffusa ed è giusto che si approfitti della digitalizzazione dei mercati, ma è anche giusto farlo conoscendo le norme.

 

Ecco gli argomenti più utili da conoscere per gli indipendenti:

1) Attività di creativo occasionale che vende online senza partita IVA

2) Redditi da vendita online occasionale: quando si dichiarano

3) Documenti da rilasciare per certificare i guadagni da vendita online occasionale

4) Per vendere online senza partita IVA è meglio affidarsi ai marketplace

5) Perché conviene aprire uno shop online sui marketplace quando non si ha partita Iva 

6) Conclusioni

 

 

(1) Attività di creativo occasionale che vende online senza partita IVA

L’attività di e-commerce da parte dei creativi occasionali può sostanziarsi in tre diverse ipotesi:

a) vendita online occasionale di oggetti usati privati;

b) vendita online abituale;

c) vendita online occasionale.

Analizziamo i vari casi.

 

a) Vendita online occasionale di oggetti usati privati

È il caso della vendita di oggetti di cui non si sia più soddisfatti e del quale ci si voglia sbarazzare (ad esempio, un vecchio cappotto, un vecchio televisore, un mobile, un cellulare, un libro, un articolo sportivo, dei bijoux, delle maglie, delle borse, ecc.). Questo tipo di vendita non è considerata come attività commerciale in senso proprio, pertanto, non solleva alcun problema dal punto di vista fiscale, infatti:

- i proventi non devono essere dichiarati;

- non sono imponibili ai fini IRPEF;

- non comportano l’obbligo di aprire la partita Iva, anche se si superano i 5.000 € l’anno;

- non comportano l’obbligo di emettere ricevute.

 

b) Vendita online abituale

La vendita online abituale si configura allorquando le transazioni e-commerce, effettuate in un anno, siano tali da evidenziare:

sistematicità, regolarità e continuità nel tempo delle vendite;

organizzazione nel lavoro.

Ne sono un esempio le persone che aprono gli outlet online, acquistando grossi quantitativi di merce da un produttore e rivendendoli sui propri siti web h24. Questo tipo di attività di vendita rientra nel commercio abituale e, dal punto di vista tributario, viene inquadrato come attività d’impresa, infatti, i proventi che ne derivano vengono dichiarati come “redditi di impresa”. Per operare in tal senso è necessario il possesso della partita IVA e adempiere ai relativi obblighi fiscali e contributivi. Questi ultimi rappresentano un costo importante sia per gli artigiani sia per i commercianti, infatti, i contributi previdenziali ammontano a circa € 3.800 l’anno come quota fissa sul minimale, più una quota a percentuale sui redditi che eccedono il minimale.

 

c) Vendita online occasionale

Si parla, invece, di vendita online occasionale quando:

- l’attività di e-commerce non è professionale, quando cioè non è riconducibile a un’attività continuativa;

- le transazioni hanno carattere sporadico, ossia quando non si realizzino con continuità e ripetitività nel tempo;

- quando i volumi d’affari non superano i € 5.000  in un anno;

- quando non c’è organizzazione nel lavoro, cioè quando non ci siano alle spalle un laboratorio con strumenti o impianti costosi e collaboratori.

 

Venditori occasionali online possono essere:

- i creativi che per definizione sono coloro che creano manualmente oggetti frutto del loro talento del proprio ingegno. Sia che vendano online che attraverso mercatini fisici, la vendita è effettuata personalmente e non per interposte persone;

- gli hobbisti che “rivendono” oggetti usati o di antiquariato.

Se ci si riconosce in una di queste due figure e non si superino annualmente i limiti di reddito indicati, non è necessario aprire la partita Iva. I proventi conseguiti, ai fini dell’eventuale dichiarazione, rientreranno nella categoria dei “redditi diversi”. Nel caso in cui si superino i 5.000€ e si nota un incremento costante delle vendite, si suggerisce di aprire la partita IVA.

 

(2) Redditi da vendita online occasionale: quando si dichiarano

La possibilità di vendere occasionalmente oggetti online senza partita IVA non sempre esclude l’obbligo di dichiarare i redditi che ne derivano.

In particolare:

- se la vendita occasionale online riguarda oggetti usati di proprietà, non si è tenuti ad alcun obbligo di dichiarazione nel caso in cui si vendano oggetti propri, soprattutto se il prezzo di vendita è inferiore al prezzo di acquisto. Questo anche se le vendite superano i € 5.000 l’anno;

- se la vendita occasionale online di oggetti, si effettua quando non si percepiscono altri redditi per cui sussiste l'obbligo di dichiarazione (ad esempio, redditi da lavoro autonomo, dipendente, affitti ecc.), si sarà esonerati dalla presentazione della dichiarazione se queste somme occasioali non superano complessivamente l’importo (lordo) di € 4.800,00. Questo è quanto si evince dalle istruzioni ministeriali della dichiarazione dei redditi Persone Fisiche.

In caso contrario, anche i redditi da vendita occasionale online dovranno essere dichiarati e si compilerà:

- il quadro RL (rigo RL14) del Modello Unico dei Redditi delle Persone Fisiche;

- il quadro D (rigo D5) in caso di presentazione del Modello 730.

In entrambi i casi c’è la possibilità di sottrarre dalle somme percepite imponibili, le spese sostenute e inerenti alla vendita, purché debitamente documentate.

 

(3) Documenti da rilasciare per certificare i guadagni da vendita online occasionale

Quando si vendono occasionalmente online degli oggetti, sia che siano usati o creati con le proprie mani si ha bisogno di certificare il venduto. Vediamo i casi possibili:

a) vendita online occasionale verso privati: si rilascia la ricevuta generica.

Sia che si tratti di creativi che di hobbisti o persone che vendano oggetti usati di proprietà, stiamo parlando di soggetti senza partita IVA. Al fine di certificare i proventi delle vendite occasionali su internet, il documento da emettere è una ricevuta generica o quietanza di pagamento. Questa dovrà contenere l’indicazione dei dati del venditore e dell’acquirente, la descrizione del bene venduto, l’importo percepito, l’indicazione che si tratta di corrispettivo relativo a vendita occasionale, la data e la firma del venditore.

Se l’importo indicato nella ricevuta è maggiore o uguale a €77,46, si dovrà apporre sulla stessa, una marca da bollo da € 2,00. Nel caso in cui il pagamento avvenga tramite PayPal o bonifico, a fungere da ricevuta saranno le relative notifiche di pagamento.

b)  Vendita online occasionale verso un titolare di partita IVA si rilascia la ricevuta per prestazioni occasionali con ritenuta d’acconto del 20%.

È il caso di creativi che vendono oggetti a negozianti titolari di partita IVA. In questo caso si emette la ricevuta per prestazioni occasionali (scaricarla da https://www.fiscoamicopertutti.it/download), sottraendo al totale la ritenuta d’acconto del 20%. Questa verrà versata dal negoziante il mese successivo a quello del pagamento dei compensi richiesti, tramite F24.

La ricevuta per prestazioni occasionali deve essere sempre emessa, perché per il negoziante rappresenta il documento di costo da decurtare in contabilità.

Anche su questo documento verrà apposta una marca da bollo di € 2,00 se l’importo supera € 77,46.

 

(4) Per vendere online senza partita IVA è meglio affidarsi ai marketplace

Internet offre ai venditori occasionali privi di partita Iva, la possibilità di vendere gli oggetti più disparati, da quelli fatti a mano a quelli usati ecc., mediante la creazione di una pagina o di un gruppo social dedicato, ma anche attraverso la creazione di uno shop su una piattaforma specializzata in servizi di compravendita, i cosiddetti marketplace.

Attenzione! È da sapere che da una propria pagina Facebook, da un proprio sito ecc., senza la partita IVA non è possibile vendere né esporre prezzi, ma si possono pubblicare tutte le immagini e i video che si vuole. Uno dei motivi principali è che non si hanno le norme, i termini e le condizioni a tutela del consumatore.

Ecco la grande utilità dei marketplace, che fungono come una sorta di grande centro commerciale con tanti negozi (tra cui il tuo) e offrono: visibilità elevata, professionalità, studio del posizionamento del SEO migliore, marketing e quant’altro possa servire a una buona riuscita della vendita. Tutto questo è difficile farlo da soli costruendo un proprio sito e-commerce, ed è per questo lavoro coordinato di un team di esperti, che il sito a cui ci si affida prende una percentuale sul venduto.

Grande testimonianza di marketplace efficienti si ritrovano in Amazon, Etsy, Mooza, Subito.it, e la sezione dedicata di Facebook, oltre tanti altri ognuno con un diverso posizionamento per rispondere alle esigenze di aziende e operatori diversi per settore e dimensione.

 

(5) Perché conviene aprire uno shop online sui marketplaces quando non si ha partita Iva 

Aprire un negozio online senza Partita IVA su un marketplace è facile, soprattutto perché la piattaforma è suddivisa per categorie merceologiche e questo facilita l’inserimento dei prodotti. Questi grandi centri commerciali digitali danno la possibilità anche ai venditori occasionali di creare un proprio spazio di vendita (shop), indipendente. Queste piattaforme, frequentate da milioni di utenti, consentono di ottenere innumerevoli visualizzazioni e la fiducia immediata degli acquirenti, che vedono nel grande nome un elemento di garanzia.

La maggior parte dei marketplaces svolge una sorta di attività di intermediazione nelle vendite, in relazione alle quali viene richiesta una commissione per ogni transazione eseguita, che può andare dal 3,5% al 15% (ma anche oltre per siti che trattano beni di lusso). In genere più il marketplace seleziona qualitativamente il prodotto da mettere in vetrina (e parliamo soprattutto di artigianato) più la percentuale richiesta è elevata. Queste strategie di vendita selettive inducono molti artisti-artigiani a scegliere un marketplace piuttosto che un altro, in quanto preferiscono compararsi a beni qualitativamente apprezzabili.

Altre piattaforme consentono di vendere i propri oggetti usati o le proprie creazioni gratuitamente, senza trattenere commissioni. 

 

(6) Conclusioni

Vendere occasionalmente online da un marketplace rappresenta una possibilità unica, ma anche un buon trampolino di lancio per tutti coloro che vogliono capire se l’attività di creativo artigiano o di commerciante sono i lavori che si vogliono veramente svolgere in futuro. Sarà l’occasione per trasformare un lavoro occasionale in attività abituale, aprendo la partita IVA con uno shop professionale o addirittura un negozio fisico indipendente.

Non sottovalutiamo gli infiniti vantaggi di vendere occasionalmente da un marketplace, che vanno  dall’enorme visibilità del prodotto proposto, all’organizzazione logica del singolo negozio che permette l’inserimento guidato delle immagini e dei dati, agli aspetti legali e normativi nazionali ed europei.

La cosa da tener presente a livello fiscale è che tutte le transazioni online sono tracciabili, quindi, si invita il lettore a stare sempre molto attento agli obblighi o meno di dichiarazione dei redditi percepiti dalle vendite online occasionali.

 

Di Carmen Fantasia – dottore commercialista- esperta in materiale fiscale per le piccole imprese e i lavoratori indipendenti.

www.fiscoamicopertutti.it

Da un  progetto di Carmen Fantasia

dottore commercialista  e risolutore fiscale!

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